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Sito di Stefano Santarsiere 2006

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Stefano Santarsiere

Sono nato il 21 luglio 1974.

Il mio primo ricordo risale a una remota mattina sulla spiaggia di Agropoli. Ero seduto sul telo da mare, fra mia madre e una sua amica. A un certo punto mia madre si alzò, doveva allontanarsi per un paio di minuti. “Dagli un'occhiata,” disse all'amica.

Un'occhiata.

Non conoscevo il significato della parola, ma siccome avevo sete sperai si trattasse di una bevanda. Mi sforzai di immaginarne il sapore. Poteva sapere di mandorla dolce, come l'orzata , oppure essere aspra e dissetante come la limonata. Guardavo l'amica di mia madre che se ne stava in silenzio, tutta concentrata su un giornalino sul quale ogni tanto scriveva qualcosa. Non senza delusione capii che mi sbagliavo. Allora doveva essere un disegno, una bellissima immagine che lei stava creando sui fogli e che preludeva all'inizio di qualche gioco: ‘Ecco, ho finito l' occhiata . Adesso guardala e dimmi cosa ti fa pensare.' ‘Una giraffa. E anche stelle e pianeti.' ‘Ottimo. E allora immaginiamo che una giraffa se ne vada in giro per stelle e pianeti…'

Mia madre fu di ritorno. “E' stato buono?”

Questo per dare una prima risposta alla domanda (Chi sono). Sono uno che attribuisce significati in sovrappiù.

Fino a diciannove anni sono vissuto in questo paesino della provincia di Potenza dove mi toccava sfogare una vitalità da colibrì. Avevo una propensione per le burle: finti papiri trovati in una casa diroccata, perfette imitazioni delle ordinanze comunali che annunciavano un'invasione di marziani. Mi ispiravo a una biografia di E.T.A Hoffman che mi aveva fatto sbellicare dalle risate. La deliziosa ingenuità del paese gratificava non poco queste manie.

Seconda risposta: se i significati in sovrappiù non esistono (se quella penna serve solo a risolvere i cruciverba), allora me li invento io.

Fra il 1993 e il 1997 coinvolsi un gruppo di amici nella redazione di un giornalino denominato ‘La Civetta'. L'esperimento era pieno di buoni propositi, ma dopo un po' ci accorgemmo che le notizie scarseggiavano e in fondo non si sentiva il bisogno di una cosa troppo seria. Iniziai a pubblicare articoli talmente irriverenti e provocatori che fui minacciato fisicamente.

Terza risposta: a volte i significati in sovrappiù sono troppi e scomodi (specialmente se li vedo solo io), e questo non mi giova.

Fortuna che mi facevano compagnia persone reali, i miei amici di allora e di oggi, e anche le persone del tempo che fu e che si chiamano Machen, Chambers, Blackwood, Bierce...

Poi mi sono ritrovato a Bologna per l'Università e ci sono perfino rimasto per ragioni di lavoro. Nonostante la nostalgia per il mio paese e per la straordinaria infanzia consumata sotto il sole della Lucania, con gli anni ho scoperto che la lontananza è una specie di lavacro. Una giusta distanza ripulisce le cose e le fa restare belle. E' paradossale, ma per troppo amore, ogni giorno devo combattere con una parte di me stesso che mi parla in dialetto lucano.

Ecco quindi l'ultima risposta: tutti i significati devono essere ricondotti e spiegati attraverso la scrittura.

Io sono uno che scrive per non tornare a casa.

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immagine della copertina ultimo libro

L'arte di Khem - Pendragon

Tutto il Nero dell'Italia - Noubs edizioni

GialloScacchi, racconti di sangue e di mistero - Edizioni Ediscere

Pascoli è precario -
Bohumil Edizioni (selezione Coop for Words 2008)

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