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Sito di Stefano Santarsiere 2012

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Cosa scrivo (o forse cosa leggo, o cosa ascolto)

Certi scenari mi emozionano in modo particolare.

Vagavo per i paesi, i boschi, lungo le sponde dei laghi, e un tramonto fiammeggiante sopra la linea delle latifoglie mi metteva i brividi. Osservavo il mare di tetti dalla collina e credevo che da un momento all'altro l'immagine mutasse, svelando una città turrita, la capitale di un reame sconosciuto. Una vecchia casa colonica accanto a una quercia mi faceva fremere al punto che restavo a guardarla per ore sotto il sole, come un pazzo.

Alla ricerca di una letteratura che esprimesse questa meraviglia ho scoperto gli scrittori che mi hanno accompagnato durante l'adolescenza: Algernon Blackwood, con le tendenze agorafobiche e i suoi demoni di vento; Ambroce Bierce e le sue vicende caustiche, William Beckford e M.G. Lewis con la deriva barocca del loro gotico. E poi Arthur Machen e le inquietudini esoteriche, i fantasmi dell'erudito M.R James, quelli insinuanti di Shirley Jackson. Gente che mi ha insegnato a guardare il modo con occhi interrogativi. Stocker, Lovecraft, i gotici vecchi e nuovi, Bradbury e la sua sonnacchiosa provincia, pervasa da nostalgie giovanili e incantesimi.

Nel frattempo ascoltavo i dischi che saltavano fuori dalle collezioni dei miei fratelli più grandi e che mi sembravano una degna colonna sonora per quelle suggestioni: i Genesis, gli Yes, e tutto quel rock sinfonico alla Rick Wakeman, per capirci.

Nei primi anni dell'Università ho scoperto gli esponenti del realismo magico. Marquez, Carpentier, Guimaraes Rosa, autori che fondevano creativamente l'amore per il proprio popolo e per il folklore, attraverso saghe rusticane e poetiche.

Scrittori vissuti in terre e tempi lontani ma le cui pagine sembrano palpitare in modo speciale proprio nel sud, nei paesi Lucani. Leggendo i capisaldi della letteratura meridionale e lucana scoprivo insospettabili legami. Machen avrebbe dovuto incontrare Carlo Levi: Galles e Lucania alle due estremità del tavolo. Bierce e Sinisgalli si sarebbero chiusi in una stanza a parlare fino allo sfinimento. Alejo Carpentier e Rocco Scotellaro. Poe e Albino Pierro. La casa degli Usher e la Rabatana di Tursi. Suggestioni sotterranee che correvano da un continente all'altro, da un'epoca all'altra, sfociando nel lago emozionale dal quale attingo i semi per le mie storie.

Storie che si sviluppano perlopiù nello scenario misconosciuto della mia Regione, dove anche l'oggi, in apparenza senza misteri, mi sembra percorso da un'eco appena percepibile che risale dal mondo contadino. Un'eco fatta di credenze popolari, di vecchie magie. E di amore sacrale verso la Natura.

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