Le parole che non uso

  • di Stefano Santarsiere
  • 30 Giu, 2016

Da circa un anno sono abbonato al servizio (gratuito) offerto dal sito Una parola al giorno. Si tratta essenzialmente del dono, quotidiano, di ricevere nella propria casella di posta elettronica nient’altro che una parola. Un singolo vocabolo, spiegato dal punto di vista dell’etimologia e del significato. Di solito si tratta di lemmi conosciuti, talvolta di vocaboli che suonano del tutto nuovi. Almeno per me.

In ogni modo, che si tratti di parole conosciute o meno, ogni descrizione riserva una scoperta. Un po’ perché le dinamiche che determinano l’etimologia e l’evoluzione semantica delle parole possono essere appassionanti quanto un pezzo di narrativa, un po’ perché la storia che nasconde un termine rivela puntualmente qualcosa della nostra storia, del mondo da cui quella parola proviene, e le ragioni che ne hanno determinato l’impiego raccontano la nostra vita collettiva più efficacemente di un manuale di sociologia o antropologia. Cosa ha prodotto il rovesciamento di ‘contestare’, che dal significato di ‘attestare in maniera concorde’ si trasforma in ‘negare’, ‘criticare’, ‘contrastare’? Cosa c’entra la parola ‘maratona’ con un messaggero-corridore chiamato Filippide? E il termine ‘bluetooth’ con un sovrano danese del X secolo?

Ho scoperto, giorno dopo giorno, che le parole hanno una vita segreta e straordinaria che prescinde perfino dal loro utilizzo. La combinazione segno-suono-immaginazione è il risultato di un’elaborazione complessa quanto la biologia di una creatura vivente e l’evocazione di un lemma, quando siamo impegnati a scrivere una certa frase, apre uno scrigno al quale ci viene concesso di attingere in gioiosa libertà.

Il territorio in cui si muove uno scrittore è fatto essenzialmente di termini. Il rispetto che abbiamo per essi è pari all’attenzione devota che il falegname riserva allo scalpello, alla spatola, alla pialla o al punteruolo. E anche quando momentaneamente non ne ha bisogno, di tanto in tanto li contempla, li prende dalla rastrelliera, ne verifica l’efficienza e intanto se ne ricorda l’utilizzo. Immagina quello che potrà farne, cosa potrà ottenerne, quali oggetti potrà migliorare se in futuro si servirà proprio di quell’utensile.

Così, suppongo, potrebbe fare lo scrittore attraverso Una parola al giorno. Contempla le parole, anche quelle che non utilizza. Ricorda che esistono, ne rispolvera il significato.

E scopre il seme delle storie che verranno.

Stefano Santarsiere

Amo le storie e i protagonisti che difendono ciò che hanno di più prezioso. Sono stanziale più che posso, ma grazie alla scrittura mi sposto sulle latitudini dell’immaginazione. La mappa della città morta è il mio primo romanzo per Newton Compton Editori.

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2 commenti su “Le parole che non uso
Antonio IannibelliSays 1 luglio 2016 at 12:01

Dovrei abbonarmi anch’io, si si lo farò. Infatti quando cerco una parola nuova a volte impiego ore e altre volte finisco per usarne un altra. Forse servirà anche a chiederti aiuto qualche volta in meno, forse. Comunque io non sono stanziale ma con la scusa di dover scrivere i miei terribili articoletti ritorno quasi sempre nello stesso posto. In fondo sono un lupo ahuuuuuuuuuuuuuuu

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    StefanoSays 1 luglio 2016 at 14:11

    Caro Antonio, un giorno inventeranno (magari saremo proprio noi a farlo) un servizio analogo, ma con i versi dei nostri amici animali. Ruggiti, abbai, starnazzi e naturalmente ululati. Ogni giorno un verso. Ogni giorno una parola nuova, misteriosa, pronunciata direttamente da madre natura. Che ne dici?

    Rispondi

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Amo le storie e i protagonisti che difendono ciò che hanno di più prezioso. Sono stanziale più che posso, ma grazie alla scrittura mi sposto sulle latitudini dell’immaginazione. Il mistero della reliquia dimenticata è il mio nuovo romanzo, un noir / hard boiled che ha per protagonista Lucio Lobello, un uomo che si crede il diavolo.
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